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Ode al cappuccino

Ode al cappuccino,
Che mi supporti in questo arduo cammino.
Sei sempre così spumoso,
Accogliente e goloso.
Una vita senza di te non posso immaginare
Nella tua schiuma vorrei nuotare.
Il tuo calore è inebriante
E la caffeina un naturale eccitante.
Un sorso mi fa rilassare
Due sorsi mi dan l’energia per lavorare.
Dai problemi sai sgombrare la mia mente
Come solo tu sai fare deliziosamente.

citazione del giorno + “dichèno” in arrivo..

giovedì 8

Cercate di essere ottimisti.
C’è sempre tempo per mettersi a piangere.

Marlene Dietrich

è in arrivo un “dichèno”, come ai vecchi tempi..
è piuttosto succoso, si parla di ben due avvistamenti!

però sono buona e vi lascio con uno stupendo video di Willwoosh 

Il mio papà..

Il mio papà si trova su Google, si trova nei siti di non una ma varie Università.
Si trova associato a Regioni, Comuni ed aziende anche importanti per progetti vari.
Si trovano sue partecipazioni a libri, si trovano suoi libri. Si trova spesso come CTU e come CTP.
Si trova in vari giornali, in varie stazioni radio ed in vari canali tv.

Il mio papà non è, il mio papà si è fatto uno dei più richiesti e più bravi d’Italia nel suo lavoro.
.
.

Il mio papà non sa fare solo due cose al mondo:

la sua valigia ed usare il bancomat.   

..non ci credo

Menù Capodanno 1° episodio

potete scegliere DUE COSE:


e rieccoci qui…

bene siamo tornati! ma decisamente non in un bel periodo…ci sono esami ed io non sono decisamente pronta ancora…

comunque vorrei ricominciare con tre avvenimenti veramente degni di nota:

– il miominigif087 compleanno minigif087 ( durato dal giorno esatto fino alla domenica! sorriso )

– il mitico concerto a cui sono andata (Cristina D’Avena & i Gem Boy!!!!!! +  post concerto serata Anni ’80/’90)

– il primo anniversario (di una lunghissima serieclap) con John, la persona che mi è più vicina, che mi è sempre vicina, il mio confidente, il mio terapeuta sorriso, il mio migliore amico, il mio dolce e pestifero Orco..

first: il mio compleanno

come voi plebaglia, anzi no oggi sono magnanima, plebe saprete di sicuro, che il minigif087 compleanno della vostraking Imperatrice king è il 2 aprile, quest’anno era giovedì e si è prolungato fino a domenica 5 aprile.

è stato decisamente uno spasso…

la prima sera
coffee siamo andati al pub Les Amies, sulla massarenti, ormai storico locale delle Ciopine e la pioggia di regali è cominiciata….devo veramente ringraziare tutti per i regali ricevuti……ci avete proprio azzecato!

la seconda sera
cena al nostro ristorante cinese preferito con anche Uaua

la terza sera
omino-megapolleggiojustdancedance!! dance!!…dovevamo passarla al Ca’ De’ Mandorli nella “saletta piccola” ma si è rivelata un buco in cui si sentiva solo il metal-emo-bimbominkiamusic quindi fuga in centro…alla fine siamo andati alla Piedra del Sol, il ristorante messicano in via Goito, il giovedì e il sabato sera la prima sala diventa discopub con musica latino-R&B-reggaetton molto molto divertente…John ed io abbiamo decisamente infiammato la pista!

l’ultima sera
doveva essere un pranzo picnic ma causa meteo è diventato una cake merenda Picnic ai Giardini Margherita con un sacco di linguetta cibo, le coperte…bellissimo

poi il 30 aprile

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Cristina D’Avena & Gem Boy all’Estragon
MEMORABILE
hanno creato un’atmosfera ed uno show favolosi
il miglior concerto a cui sia mai stata…

peccato che il pubblico non fosse così favoloso…degli idioti hanno addirittura pogato…ma dai! come si può pogare sulle sigle dei cartoni????omino-nono

poi io odio quando la gente che non conosci ti tocca, prendre contro, struscia…bleah!!!!!

ed infine…

mare!
io e John  partiamo sabato per una splendidacuoricinofugacuoricinoromanticacuoricino al mare per festeggiare il nostro anniversario ma soprattutto il nostro amore!kiss 2

ma questo merita un altro post…

Gelmini

questo è il resoconto di una giornalista ce ha partecipato alla manifestazione a Roma contro il decreto Gelmini. E’ riferito al casino che è successo con quelli di Blocco Studentesco. Vi prego di sprecare 5 minuti del vostro tempo per leggerlo.
 
 
AVEVA l’aria di una mattina tranquilla nel centro di Roma. Nulla a che
vedere con gli anni Settanta. Negozi aperti, comitive di turisti, il
mercatino di Campo dè Fiori colmo di gente. Certo, c’era la manifestazione
degli studenti a bloccare il traffico. “Ma ormai siamo abituati, va avanti
da due settimane” sospira un vigile. Alle 11 si sentono le urla, in pochi
minuti un’onda di ragazzini in fuga da Piazza Navona invade le bancarelle
di Campo dè Fiori. Sono piccoli, quattordici anni al massimo, spaventati,
paonazzi. 

Davanti al Senato è partita la prima carica degli studenti di destra. Sono
arrivati con un camion carico di spranghe e bastoni, misteriosamente
ignorato dai cordoni di polizia. Si sono messi alla testa del corteo,
menando cinghiate e bastonate intorno. Circondano un ragazzino di tredici o
quattordici anni e lo riempiono di mazzate. La polizia, a due passi, non si
muove.

Sono una sessantina, hanno caschi e passamontagna, lunghi e grossi bastoni,
spesso manici di picconi, ricoperti di adesivo nero e avvolti nei
tricolori. Urlano “Duce, duce”. “La scuola è bonificata”. Dicono di essere
studenti del Blocco Studentesco, un piccolo movimento di destra. Hanno fra
i venti e i trent’anni, ma quello che ha l’aria di essere il capo è uno
sulla quarantina, con un berretto da baseball. Sono ben organizzati, da
gruppo paramilitare, attaccano a ondate. Un’altra carica colpisce un gruppo
di liceali del Virgilio, del liceo artistico De Chirico e dell’università
di Roma Tre. Un ragazzino di un istituto tecnico, Alessandro, viene colpito
alla testa, cade e gli tirano calci. “Basta, basta, andiamo dalla polizia!”
dicono le professoresse.

Seguo il drappello che si dirige davanti al Senato e incontra il
funzionario capo. “Non potete stare fermi mentre picchiano i miei
studenti!” protesta una signora coi capelli bianchi. Una studentessa alza
la voce: “E ditelo che li proteggete, che volete gli scontri!”. Il
funzionario urla: “Impara l’educazione, bambina!”. La professoressa
incalza: “Fate il vostro mestiere, fermate i violenti”. Risposta del
funzionario: “Ma quelli che fanno violenza sono quelli di sinistra”. C’è
un’insurrezione del drappello: “Di sinistra? Con le svastiche?”. La
professoressa coi capelli bianchi esibisce un grande crocifisso che porta
al collo: “Io sono cattolica. Insegno da 32 anni e non ho mai visto
un’azione di violenza da parte dei miei studenti. C’è gente con le spranghe
che picchia ragazzi indifesi. Che c’entra se sono di destra o di sinistra?
È un reato e voi dovete intervenire”.

Il funzionario nel frattempo ha adocchiato una telecamera e il taccuino:
“Io non ho mai detto: quelli sono di sinistra”. Monica, studentessa di Roma
Tre: “Ma l’hanno appena sentito tutti! Chi crede d’essere, Berlusconi?”.
“Lo vede come rispondono?” mi dice Laura, di Economia. “Vogliono fare
passare l’equazione studenti uguali facinorosi di sinistra”. La
professoressa si chiama Rosa Raciti, insegna al liceo artistico De Chirico,
è angosciata: “Mi sento responsabile. Non volevo venire, poi gli studenti
mi hanno chiesto di accompagnarli. Massì, ho detto scherzando, che voi non
sapete nemmeno dov’è il Senato. Mi sembravano una buona cosa, finalmente
parlano di problemi seri. Molti non erano mai stati in una manifestazione,
mi sembrava un battesimo civile. Altro che civile! Era stato un corteo
allegro, pacifico, finché non sono arrivati quelli con i caschi e i
bastoni. Sotto gli occhi della polizia. Una cosa da far vomitare. Dovete
scriverlo. Anche se, dico la verità, se non l’avessi visto, ma soltanto
letto sul giornale, non ci avrei mai creduto”.

Alle undici e tre quarti partono altre urla davanti al Senato. Sta uscendo
Francesco Cossiga. “È contento, eh?” gli urla in faccia un anziano
professore. Lunedì scorso, il presidente emerito aveva dato la linea, in un
intervista al Quotidiano Nazionale: “Maroni dovrebbe fare quel che feci io
quand’ero ministro dell’Interno (…) Infiltrare il movimento con agenti
pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti
devastino le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono
delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto della
polizia. Le forze dell’ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza
pietà e mandarli tutti all’ospedale. Picchiare a sangue, tutti, anche i
docenti che li fomentano. Magari non gli anziani, ma le maestre ragazzine
sì”.

È quasi mezzogiorno, una ventina di caschi neri rimane isolata dagli altri,
negli scontri. Per riunirsi ai camerati compie un’azione singolare, esce
dal lato di piazza Navona, attraversa bastoni alla mano il cordone di
polizia, indisturbato, e rientra in piazza da via Agonale. Decido di
seguirli ma vengo fermato da un poliziotto. “Lei dove va?”. Realizzo di
essere sprovvisto di spranga, quindi sospetto. Mentre controlla il
tesserino da giornalista, osservo che sono appena passati in venti. La
battuta del poliziotto è memorabile: “Non li abbiamo notati”.

Dal gruppo dei funzionari parte un segnale. Un poliziotto fa a un altro:
“Arrivano quei pezzi di merda di comunisti!”. L’altro risponde: “Allora si
va in piazza a proteggere i nostri?”. “Sì, ma non subito”. Passa il vice
questore: “Poche chiacchiere, giù le visiere!”. Calano le visiere e
aspettano. Cinque minuti. Cinque minuti in cui in piazza accade il
finimondo. Un gruppo di quattrocento di sinistra, misto di studenti della
Sapienza e gente dei centri sociali, irrompe in piazza Navona e si dirige
contro il manipolo di Blocco Studentesco, concentrato in fondo alla piazza.
Nel percorso prendono le sedie e i tavolini dei bar, che abbassano le
saracinesche, e li scagliano contro quelli di destra.

Soltanto a questo punto, dopo cinque minuti di botte, e cinque minuti di
scontri non sono pochi, s’affaccia la polizia. Fa cordone intorno ai
sessanta di Blocco Studentesco, respinge l’assalto degli studenti di
sinistra. Alla fine ferma una quindicina di neofascisti, che stavano
riprendendo a sprangare i ragazzi a tiro. Un gruppo di studenti s’avvicina
ai poliziotti per chiedere ragione dello strano comportamento. Hanno le
braccia alzate, non hanno né caschi né bottiglie. Il primo studente,
Stefano, uno dell’Onda di scienze politiche, viene colpito con una
manganellata alla nuca (finirà in ospedale) e la pacifica protesta si
ritrae.

A mezzogiorno e mezzo sul campo di battaglia sono rimasti due ragazzini con
la testa fra le mani, sporche di sangue, sedie sfasciate, un tavolino zoppo
e un grande Pinocchio di legno senza più una gamba, preso dalla vetrina di
un negozio di giocattoli e usato come arma. Duccio, uno studente di Fisica
che ho conosciuto all’occupazione, s’aggira teso alla ricerca del fratello
più piccolo. “Mi sa che è finita, oggi è finita. E se non oggi, domani. Hai
voglia a organizzare proteste pacifiche, a farti venire idee, le lezioni in
piazza, le fiaccolate, i sit in da figli dei fiori. Hai voglia a rifiutare
le strumentalizzazioni politiche, a voler ragionare sulle cose concrete. Da
stasera ai telegiornali si parlerà soltanto degli incidenti, giorno dopo
giorno passerà l’idea che comunque gli studenti vogliono il casino. È il
metodo Cossiga. Ci stanno fottendo”.

yuppi

stasera uscita a 4 🙂

finalmente esco di nuovo con la mia sorellina 

io e John siamo 2 veri cupido 😉