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Ode al cappuccino

Ode al cappuccino,
Che mi supporti in questo arduo cammino.
Sei sempre così spumoso,
Accogliente e goloso.
Una vita senza di te non posso immaginare
Nella tua schiuma vorrei nuotare.
Il tuo calore è inebriante
E la caffeina un naturale eccitante.
Un sorso mi fa rilassare
Due sorsi mi dan l’energia per lavorare.
Dai problemi sai sgombrare la mia mente
Come solo tu sai fare deliziosamente.

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She acts like summer and walks like rain, reminds me that there’s time to change, hey, hey..

lo so che come al solito ho cominciato una cosa che non poi non ho portato a termine..era prevedibile in periodo di esami..

in realtà è da tanto che vorrei/dovrei scrivere però sono successe così tante cose e così tante malsane idee mi sono passate per la testa che un po’ temevo questo post.

comunque mancano pochi giorni a Nizza e già lo spirito maligno della super organizzazione si è impadronito di me..
..il che da un certo punto di vista è positivo per il parcheggio che finalmente ho trovato: vicino, aperto 24h/24, coperto, videosorvegliato ecc ecc.  e finalmente sono anche riuscita ad escludere tutti gli altri in zona perché più costosi..un’impresa dato che i francesi non hanno idea di come gestire un sito internet e di come raggruppare le informazioni, specialmente le TARIFFE!!

da un altro punto di vista la lista delle cose che ci servono è divisa in categorie e continua ad allungarsi ed ho addirittura un quaderno delle liste..e che comincio già ad ammucchiare medicine ed integratori vari sul tavolo e a frugare fra la roba sporca per vedere se c’è qualcosa da lavare urgentemente..

programmo uscite di shopping, perché anche se là ne farò moltissimo mica posso andare là e girare con due stracci..

altro non ho il coraggio di confessarlo..

e poi sono nervosissima, a volte per ragioni a me sconosciute, a volte perché..ma ti pare che pochi giorni prima di partire per il mare mi graffio la faccia in 3 punti diversi?!

poi una stupida coccinella, che ha inspiegabilmente aggirato le zanzariere magiche che fermano insetti più piccoli, ha fulminato una lampada e non riesco più a trovarla per ucciderla o liberarla..

ora mi faccio qualche ora di sonno..

mercoledì 4

Quando le donne sono depresse o mangiano o fanno shopping.
Gli uomini invadono un altro paese.

Elayne Boosler

P.s. a proposito della citazione io mi sono consolata per l’atmosfera che c’è sempre a Bologna il 2 agosto per la commemorazione della strage con della Nutella..

Gelmini

questo è il resoconto di una giornalista ce ha partecipato alla manifestazione a Roma contro il decreto Gelmini. E’ riferito al casino che è successo con quelli di Blocco Studentesco. Vi prego di sprecare 5 minuti del vostro tempo per leggerlo.
 
 
AVEVA l’aria di una mattina tranquilla nel centro di Roma. Nulla a che
vedere con gli anni Settanta. Negozi aperti, comitive di turisti, il
mercatino di Campo dè Fiori colmo di gente. Certo, c’era la manifestazione
degli studenti a bloccare il traffico. “Ma ormai siamo abituati, va avanti
da due settimane” sospira un vigile. Alle 11 si sentono le urla, in pochi
minuti un’onda di ragazzini in fuga da Piazza Navona invade le bancarelle
di Campo dè Fiori. Sono piccoli, quattordici anni al massimo, spaventati,
paonazzi. 

Davanti al Senato è partita la prima carica degli studenti di destra. Sono
arrivati con un camion carico di spranghe e bastoni, misteriosamente
ignorato dai cordoni di polizia. Si sono messi alla testa del corteo,
menando cinghiate e bastonate intorno. Circondano un ragazzino di tredici o
quattordici anni e lo riempiono di mazzate. La polizia, a due passi, non si
muove.

Sono una sessantina, hanno caschi e passamontagna, lunghi e grossi bastoni,
spesso manici di picconi, ricoperti di adesivo nero e avvolti nei
tricolori. Urlano “Duce, duce”. “La scuola è bonificata”. Dicono di essere
studenti del Blocco Studentesco, un piccolo movimento di destra. Hanno fra
i venti e i trent’anni, ma quello che ha l’aria di essere il capo è uno
sulla quarantina, con un berretto da baseball. Sono ben organizzati, da
gruppo paramilitare, attaccano a ondate. Un’altra carica colpisce un gruppo
di liceali del Virgilio, del liceo artistico De Chirico e dell’università
di Roma Tre. Un ragazzino di un istituto tecnico, Alessandro, viene colpito
alla testa, cade e gli tirano calci. “Basta, basta, andiamo dalla polizia!”
dicono le professoresse.

Seguo il drappello che si dirige davanti al Senato e incontra il
funzionario capo. “Non potete stare fermi mentre picchiano i miei
studenti!” protesta una signora coi capelli bianchi. Una studentessa alza
la voce: “E ditelo che li proteggete, che volete gli scontri!”. Il
funzionario urla: “Impara l’educazione, bambina!”. La professoressa
incalza: “Fate il vostro mestiere, fermate i violenti”. Risposta del
funzionario: “Ma quelli che fanno violenza sono quelli di sinistra”. C’è
un’insurrezione del drappello: “Di sinistra? Con le svastiche?”. La
professoressa coi capelli bianchi esibisce un grande crocifisso che porta
al collo: “Io sono cattolica. Insegno da 32 anni e non ho mai visto
un’azione di violenza da parte dei miei studenti. C’è gente con le spranghe
che picchia ragazzi indifesi. Che c’entra se sono di destra o di sinistra?
È un reato e voi dovete intervenire”.

Il funzionario nel frattempo ha adocchiato una telecamera e il taccuino:
“Io non ho mai detto: quelli sono di sinistra”. Monica, studentessa di Roma
Tre: “Ma l’hanno appena sentito tutti! Chi crede d’essere, Berlusconi?”.
“Lo vede come rispondono?” mi dice Laura, di Economia. “Vogliono fare
passare l’equazione studenti uguali facinorosi di sinistra”. La
professoressa si chiama Rosa Raciti, insegna al liceo artistico De Chirico,
è angosciata: “Mi sento responsabile. Non volevo venire, poi gli studenti
mi hanno chiesto di accompagnarli. Massì, ho detto scherzando, che voi non
sapete nemmeno dov’è il Senato. Mi sembravano una buona cosa, finalmente
parlano di problemi seri. Molti non erano mai stati in una manifestazione,
mi sembrava un battesimo civile. Altro che civile! Era stato un corteo
allegro, pacifico, finché non sono arrivati quelli con i caschi e i
bastoni. Sotto gli occhi della polizia. Una cosa da far vomitare. Dovete
scriverlo. Anche se, dico la verità, se non l’avessi visto, ma soltanto
letto sul giornale, non ci avrei mai creduto”.

Alle undici e tre quarti partono altre urla davanti al Senato. Sta uscendo
Francesco Cossiga. “È contento, eh?” gli urla in faccia un anziano
professore. Lunedì scorso, il presidente emerito aveva dato la linea, in un
intervista al Quotidiano Nazionale: “Maroni dovrebbe fare quel che feci io
quand’ero ministro dell’Interno (…) Infiltrare il movimento con agenti
pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti
devastino le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono
delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto della
polizia. Le forze dell’ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza
pietà e mandarli tutti all’ospedale. Picchiare a sangue, tutti, anche i
docenti che li fomentano. Magari non gli anziani, ma le maestre ragazzine
sì”.

È quasi mezzogiorno, una ventina di caschi neri rimane isolata dagli altri,
negli scontri. Per riunirsi ai camerati compie un’azione singolare, esce
dal lato di piazza Navona, attraversa bastoni alla mano il cordone di
polizia, indisturbato, e rientra in piazza da via Agonale. Decido di
seguirli ma vengo fermato da un poliziotto. “Lei dove va?”. Realizzo di
essere sprovvisto di spranga, quindi sospetto. Mentre controlla il
tesserino da giornalista, osservo che sono appena passati in venti. La
battuta del poliziotto è memorabile: “Non li abbiamo notati”.

Dal gruppo dei funzionari parte un segnale. Un poliziotto fa a un altro:
“Arrivano quei pezzi di merda di comunisti!”. L’altro risponde: “Allora si
va in piazza a proteggere i nostri?”. “Sì, ma non subito”. Passa il vice
questore: “Poche chiacchiere, giù le visiere!”. Calano le visiere e
aspettano. Cinque minuti. Cinque minuti in cui in piazza accade il
finimondo. Un gruppo di quattrocento di sinistra, misto di studenti della
Sapienza e gente dei centri sociali, irrompe in piazza Navona e si dirige
contro il manipolo di Blocco Studentesco, concentrato in fondo alla piazza.
Nel percorso prendono le sedie e i tavolini dei bar, che abbassano le
saracinesche, e li scagliano contro quelli di destra.

Soltanto a questo punto, dopo cinque minuti di botte, e cinque minuti di
scontri non sono pochi, s’affaccia la polizia. Fa cordone intorno ai
sessanta di Blocco Studentesco, respinge l’assalto degli studenti di
sinistra. Alla fine ferma una quindicina di neofascisti, che stavano
riprendendo a sprangare i ragazzi a tiro. Un gruppo di studenti s’avvicina
ai poliziotti per chiedere ragione dello strano comportamento. Hanno le
braccia alzate, non hanno né caschi né bottiglie. Il primo studente,
Stefano, uno dell’Onda di scienze politiche, viene colpito con una
manganellata alla nuca (finirà in ospedale) e la pacifica protesta si
ritrae.

A mezzogiorno e mezzo sul campo di battaglia sono rimasti due ragazzini con
la testa fra le mani, sporche di sangue, sedie sfasciate, un tavolino zoppo
e un grande Pinocchio di legno senza più una gamba, preso dalla vetrina di
un negozio di giocattoli e usato come arma. Duccio, uno studente di Fisica
che ho conosciuto all’occupazione, s’aggira teso alla ricerca del fratello
più piccolo. “Mi sa che è finita, oggi è finita. E se non oggi, domani. Hai
voglia a organizzare proteste pacifiche, a farti venire idee, le lezioni in
piazza, le fiaccolate, i sit in da figli dei fiori. Hai voglia a rifiutare
le strumentalizzazioni politiche, a voler ragionare sulle cose concrete. Da
stasera ai telegiornali si parlerà soltanto degli incidenti, giorno dopo
giorno passerà l’idea che comunque gli studenti vogliono il casino. È il
metodo Cossiga. Ci stanno fottendo”.

mah..

sembra quasi una tristezza atavica…

argh!

dopo una settimana di sere passate a danzare fino allo sfinimento, a passeggiare, a farsi tutto il centro a piedi e praticamente di corsa, il tutto sui tacchi (a volte anche a spillo e stra-alti, come se fossi bassa..) le gambe della Silvia chiedono pietà!

..ed annunciano che entrano in sciopero!
Va mo’ a torturare le braccia!…noi che ti abbiamo fatto????

mhm

sinceramente io non so che farmene di un’amicizia con qualcuno che non fa altro che giudicare, anche perchè per quanto ognuno abbia le sue idee, un buon amico ha sempre la mente aperta per un amico e solo perchè non condivide alcune scelte di vita e/o atteggiamenti non deve imporre le sue idee (in cui tra l’altro crede solo per imposizione e perchè nonostante si sia tutti cresciuti qualcuno si ostina a non pensare con la propria testa…)….

quando ci si confida ad un amico ci si aspetta comprensione e appoggio non battutine, ramanzine senza senso (soprattutto da chi non le può fare…altrimenti è il bue che da del cornuto all’asino…)…ci vuole qualcuno che si comporti da amico, perchè sinceramente che me ne faccio di qualcuno che mi giudica e lo fa capire anche solo dallo sguardo e poi giudica non si sa dall’alto di cosa…anzi tutt’al più sarei più in diritto io…(almeno io penso con la mia testa e nelle mie idee ci credo…non mi basta la prima tentazione per riconsiderare tutto…)

e comunque ci si aspetta che a 20 anni si conosca l’educazione e non ci si comporti più come all’asilo..

 

non so più quanto sono disposta a sopportare ancora.. e sinceramente non so quanto sia riparabile perchè mi sto veramente stufando…

 

Silvia  agli amici dà il 200%….ci si aspetta che almeno un misero 10% torni indietro…

 

per chi si sente chiamato in causa, o ha la coda di paglia o la coscienza sporca..

mhm..

…qui si sta riflettendo

..a quando la conclusione??